Blog · Usare Claude bene · 13 giugno 2026

Il sapere è tuo, il lavoro intorno al corso lo fa Claude

Feedback, esercizi, handout, mail prima e dopo, recap per il committente: il lavoro che mangia le ore di chi forma non è l'aula. Ecco come darlo a Claude.

Il sapere è tuo, il lavoro intorno al corso lo fa Claude

C'è una cosa che chi forma sa benissimo e di cui parla poco: la giornata d'aula è la parte facile. È quella che ti riesce, è quella per cui ti pagano, è quella in cui sei bravo. Il problema è tutto il resto. I quaranta questionari di fine corso che dovresti leggere uno per uno e invece guardi solo la media. Gli esercizi che improvvisi sul momento perché non hai avuto tempo di prepararli. Il recap per il committente che slitta di una settimana. È il lavoro intorno al corso, ed è lì che se ne vanno le ore.

Va detta subito una cosa, perché è il punto su cui tutto si regge: il sapere è tuo. Gli esempi che fai in aula, il modo in cui spieghi un concetto difficile, le posizioni che difendi sono la ragione per cui qualcuno ti paga invece di guardarsi un video su YouTube. Quella roba non la deleghi, e chi ti dice di farti scrivere il corso dall'AI ti sta vendendo fumo. Claude serve a un'altra cosa: a togliere di mezzo il contorno, così tu torni a fare la parte per cui sei bravo.

Prendi i feedback. Finisce il corso, arrivano i questionari, e il lavoro vero sarebbe leggerli tutti per capire cosa è andato storto e cosa cambiare. Quasi nessuno lo fa, perché è un pomeriggio. Esporti i moduli in CSV, li dai a Claude, e ti tornano i punteggi per dimensione, le criticità raggruppate per tema con quante volte ricorrono, e due o tre cose concrete da sistemare alla prossima edizione. La regola che lo rende affidabile è una sola: lavora solo su quello che c'è nei moduli, non si inventa problemi che nessuno ha scritto. Un formatore che seguo lo rilancia a ogni edizione e guarda se le criticità calano: è la differenza tra migliorare il corso e raccontarsi che va bene.

La stessa logica vale per il dentro del corso. Dal contenuto di un modulo, Claude costruisce una batteria di esercizi divisi per livello, ognuno con obiettivo, durata e criteri di valutazione, così chi è avanti non si annoia e chi è indietro non resta fermo. Dalla scaletta e dagli esercizi organizza gli handout coerenti con quello che farai davvero, e soprattutto ti segnala cosa manca: il momento senza materiale di supporto, la scheda che cita un esercizio che hai tagliato. Le domande che tornano a ogni edizione le aggrega in una FAQ ordinata per tema, da consegnare e riusare invece di rispondere a voce ogni volta da capo. In tutti questi casi la sostanza la metti tu: lui mette in ordine e ti tiene l'insieme allineato.

Poi c'è il prima e il dopo, quello che decide come ti percepiscono. La sequenza di mail di avvicinamento — a sette giorni, a due, il giorno prima — con logistica, materiali da leggere e aspettative giuste, così la gente non arriva il primo giorno senza sapere dove parcheggiare. Il pacchetto post-corso con il riepilogo dei concetti e la mail di chiusura, che parte mentre l'entusiasmo della giornata è ancora caldo invece di slittare di giorni. E quando lavori dentro un'azienda, il recap per il committente: programma svolto, engagement, sintesi dei feedback, follow-up consigliati. Quello che l'ufficio HR vuole vedere per richiamarti, scritto in mezz'ora invece che mai. Anche qui Claude resta sui dati che gli dai, non inventa nomi né numeri: dove manca un dato lascia un segnaposto che controlli tu prima di mandare.

Ci sono altri due casi che chiudono il cerchio. La lezione che hai registrato e che resta in un file audio diventa un articolo da blog, mantenendo la tua voce e i tuoi esempi e togliendo solo i «ehm» e le frasi a metà del parlato: stai ripulendo, non riscrivendo, e il pensiero resta tuo. E le domande raccolte in aula, oltre a finire in ordine, ti rivelano i buchi del programma — l'argomento che torna sempre perché non l'hai spiegato abbastanza — che usi per ritoccare la scaletta della volta dopo. Se l'evento ha più relatori, da un solo prompt esce un brief per ciascuno: chi ha davanti, l'obiettivo del suo intervento, lo slot, i vincoli, così gli interventi smettono di accavallarsi.

La tentazione, davanti a dieci casi, è provarli tutti insieme la stessa settimana. È il modo più sicuro per non usarne bene nemmeno uno. Parti dai feedback dell'ultimo corso che hai tenuto: esporta i questionari, incollali, e leggi cosa esce. Quando ti verrà naturale, aggiungi un pezzo alla volta, tenendo un Project per ogni corso con dentro i materiali.

I dieci prompt — feedback, esercizi, handout, FAQ, recap e gli altri — sono raccolti pronti da copiare ne il kit formazione. E ogni sabato mattina, nella newsletter di claudefacile.com, c'è un caso d'uso nuovo come questo: uno solo, vero, con il prompt incluso.

Salvatore — claudefacile.com

Domande frequenti

Claude scrive i contenuti del corso al posto del formatore?

No, e non è quello che serve. Il sapere e gli esempi sono tuoi: Claude lavora intorno al corso. Legge i feedback, prepara gli esercizi dal tuo modulo, mette in ordine le domande dell'aula, scrive le mail di logistica. La sostanza didattica la metti tu, lui ti toglie di mezzo il lavoro di contorno che ti fa slittare tutto.

Claude può inventarsi feedback o dati dei partecipanti che non ci sono?

Può, se gli chiedi solo «analizza». Si evita con le istruzioni giuste: gli dici di restare sui questionari che hai davvero, di non aggiungere criticità che nessuno ha scritto e di segnare [DA VERIFICARE] dove un numero manca. Nomi e date dei partecipanti non li inventa mai: lascia un segnaposto che riempi tu.

Da dove parto se voglio provare una cosa sola?

Dall'analisi dei feedback di fine corso: è il caso a più alto valore e il più semplice. Esporti i questionari in CSV, li incolli, e Claude ti dà i punteggi per dimensione, le criticità ricorrenti e cosa cambiare alla prossima edizione. Quando ti viene naturale, aggiungi gli esercizi per livello.

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